Premessa:
Penso spesso all’Intatto, quell’essenza che sfugge a ogni definizione. Non so cosa sia – forse Dio, l’Uno, la Coscienza prima del Tutto. So solo che è purezza totale, un oceano di luce dove non esiste alcuna divisione.
Noi diveniamo scintille di quella totalità: frammenti che si staccano dalla sorgente e precipitano nel mondo denso, dove tutto ha peso e ombra.
Mi chiedo sempre: perché questa caduta? Forse è semplicemente il respiro dell’universo: l’Intatto che si espande in molteplicità per poi richiamare a sé le sue risonanze.
So solo che siamo qui, intrappolati eppure animati da un desiderio verso l’alto.
La nostra incarnazione è una discesa nella terra buia, un tuffo nel tempo e nello spazio. Cadiamo perdendo gradualmente la luce del cielo, la visione dell’origine. Ma in noi qualcosa resiste: un filo sottilissimo di memoria che non si spegne mai; un cordone ombelicale etereo che ci tiene uniti all’Intatto. Questo filo è la nostra bussola interiore, quel richiamo che ci spinge a cercare oltre la materia.
Ogni vita è un capitolo di questo percorso: nasciamo innocenti, ci immergiamo nel caos delle passioni, affrontiamo prove che ci spezzano e ci rimodellano. E continuiamo così, incarnazione dopo incarnazione, finché l’anima non ha assorbito le lezioni della separazione.
Ma non tutte le anime percorrono lo stesso cammino. Alcune si smarriscono così profondamente nell’oblio da dimenticare completamente l’origine. L’oscurità diventa la loro dimora, la separazione il loro regno. Non perché la caduta generi il male. La caduta genera solo condizioni: oblio, densità, distanza. Il male nasce quando un frammento sceglie di spezzare quel filo sottile di memoria.
Ed è proprio qui, in questo abisso, che entra l’amore, non come sentimento umano e instabile, ma come forza cosmica. È per queste anime perdute che altri frammenti scendono in missione sacrificale. Accettano l’incarnazione, l’oblio, il rischio, per amare chi si è smarrito in quella scelta. Per risvegliare la memoria sepolta, per riaprire il canale che hanno spezzato.
Solo chi ha vissuto nell’amore può risalire all’Intatto, perché l’amore è la sola forza che riporta alla sorgente. E quando l’anima ascende, porta con sé tutto ciò che ha attraversato: la purezza si ricongiunge all’origine arricchita dalla sapienza della caduta.
Forse è questo il mistero più profondo: Dio, o l’Intatto, ha bisogno di conoscersi non soltanto nella sua unità perfetta ma anche nel percorso completo della separazione: male, dolore, scelta, pentimento, redenzione. Nell’intera traiettoria della caduta e della risalita.
Noi siamo il modo in cui l’Intatto si avventura nell’ignoto, si smarrisce nelle vie della materia, per riscoprirsi, infine, più vasto e più luminoso. Purtroppo, non lo capiamo.
