SCRIVO PER DISERTARE

di Michele Caccamo –

“Sto in solitudine per resistere a me stesso, alla mia vanità, alla mia paura, alla tentazione dell’appartenenza. Per non diventare una tessera di Club, un uomo in posa.

Scrivo senza cercare approvazione, clamori, senza provare a rientrare nei circoli chiusi dei salotti letterari.

Sto fuori dal teatro della scrittura, fatto di accordi taciti, di lodi e inviti, di reciproci benefici, di galateo dei favori. Lì si tessono reti che legano l’ambiguo sulla visibilità e sul valore, che intrappolano.

Sto in solitudine non per ribellione ma per bisogno, per ossigeno.

Voglio continuare a non essere affiliato, a non avere strategie, a non essere un amministratore delle mie pubblicazioni. A non rendere i miei testi lucidi, conformi.

Voglio continuare a non essere corrotto dalle storie che funzionano, dai loro ingranaggi che girano perfetti, senza attrito.

Voglio continuare a scrivere come ricerca, intima, filosofica, spirituale. Per interrogarmi.

Non mi interessa raccontare il reale io voglio perforarlo, attraversarlo fino ad arrivare a ciò che lo sorregge, a ciò che lo precede. Perché io intendo il reale come un’illusione collettiva, una convenzione per continuare a sopravvivere.

Voglio essere un disertore, uno che non si addomestica.

Io scrivo per non cercare una posizione ma un senso.

Non so stare dietro alle file ordinate, alle regole della conformità.

Scrivo perché per me la scrittura è una forma di ascesi, un atto di solitudine, un esercizio di purificazione.

Scrivo libero, perché nessuno mi attende”.


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