Il sangue dei bambini non evapora

di Michele Caccamo –

Il sangue di Gaza cade, si deposita, resta, corrompe i tendini della terra.

Crea una mappa orribile.

È una gravità che si accumula, strato su strato, riscrive la geologia del mondo. E non è il rosso a sconcertare ma la quantità che si crea ovunque.

Nulla, in nessun sistema di pensiero, può accogliere la morte di un bambino senza collassare su se stesso. Ogni goccia è un’esitazione, una frattura, il tradimento della vita e della coscienza. Erode, marchia la carne di ognuno di noi.

Nessuna guerra, nessuna vendetta, nessun diritto offeso può legittimare una strage di innocenti, far pensare che sia un effetto collaterale accettabile.  

Nessuna bilancia della Storia può sopportare questo peso.

Si sono sbriciolati i concetti ideali, disfatte le architetture etiche e morali. Ci siamo talmente abituati alla logica del sacrificio che non ci fermiamo più a chiederci se sia davvero inevitabile: come se le vittime fossero necessarie.

Se la guerra è il linguaggio della politica quando la politica ha fallito, allora Gaza è la grammatica di questo fallimento. Non è più questione di compassione e di indignazione. È questione di confine: dobbiamo riconoscere che con questo sangue l’umano termina.

Bisogna dunque interrompere, sovvertire.

Io credo che anche Dio abbia nausea, e per questo arretra dal mondo, dall’uomo che non è più suo.

Nessuna narrazione può contenere questo orrore.

Chi sa e rimane muto è già oltre la colpa.


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