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Gesù, non nascere

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Gesù, non nascere. Non ci troveresti.

Le ali di Lucifero hanno colmato di buio la nostra terra; hanno avvilito il cielo e sparso da ponente a levante nuvole di piombo e sangue; hanno messo a morire le anime dell’infanzia e chiuso con foglie di cicuta le bocche, che avevi pensato buone per le rivolte. Non ci troveresti, nei sentieri dei pastori, nelle larghe ruote attorno al tuo Verbo, negli angoli casti della tua volontà.

Gesù, non nascere. Non ci capiresti.

Le nostre lingue sono ormai gonfie di veleni, di parole convulse e inservibili. Gli uomini sono diventati i mistici di Satana, e proclamano la morte; hanno strozzato il canto del gallo, e la luce sin dall’alba. Non ci capiresti. Sotto miliardi di cupole d’oro o a far da sentinelle a sepolcri di cemento; e a non toccare l’acqua che hai chiamato tra gli Elementi, per lavare le coscienze e le sbrecciature negli animi.

Gesù non nascere. Non ci perdoneresti.

Le nostre mani hanno lacerazioni immonde, e costruiscono troni di creta e guidano le bombe e strangolano le libertà. Le nostre mani hanno messo palle di lenzuola nei denti e poi sparato alla testa del fratello; hanno, dovresti saperlo, le unghie a taglio per cavare gli occhi e scavare basi di frontiera e spaccare il petto e strappare il cuore e far saltare dalle pozzanghere i brandelli del morto.

Gesù non nascere. Non ci ameresti.

Siamo conservati qui sotto nel più terribile dei modi, sotto le lame delle ostilità e senza la memoria del tuo testamento d’Amore. Qui è ovunque ineguaglianza e guerra e ogni fuoco scuote la fine dell’umanità. Noi siamo già arresi e la Fede indietreggia, e la morte è una torre d’acciaio sulle nostre vite. Noi siamo messi via come un niente, come se l’anima l’avesse potuto portare via il vento.

Gesù, io non riesco più a respirare e stringo le gambe pieno di paura. E dicono io abbia una faccia triste quanto un camposanto, e la pelle bianca come mi fosse stata infilata dai fantasmi. Io avrei voluto essere una rosa, la felicità per tutti gli occhi; ma non riesco a respirare e mi gonfio come una rana vecchia. Non so quanti cattivi innamorati della Vita ho attorno, e soffro.

Gesù non nascere. Gli uomini odiano, e ti odiano.

A Loreto, ospite di Gesù

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..e mi ritrovo pietoso con l’anima all’indietro; alla ricerca dell’istante felice nella veglia degli Angeli: della loro sapienza infinita che nonostante i secoli non conosciamo; di quell’umiltà e potenza così simile alle rose e alle spine. Qui la morte non ha luogo, e neanche l’alternanza universale dovuta alle anime.

La casa di Gesù è eterna, dovutamente segreta.

E sento la catena la voce del cielo, e vedo la luce che non sembra luce. E vedo l’essenza della misericordia, il cuscino della Vita e le labbra in invocazione.

Oggi ho capito che le pietre della casa di Gesù sono stati trasportati dalle rondini, o dalle colombe, appoggiate alla veste di Maria, per sanare quella ferita ancora spalancata nell’infinito.

Gesù ha generato l’Amore, e ancora nel nostro buio respira, mentre noi continuiamo a vivere nella preparazione nera di Lucifero. Noi, che da un capo all’altro continuiamo a seppellire l’umanità, ci lasciamo perforare tagliare alla radice dalle intenzioni crudeli degli spiriti maligni.

Nella casa di Gesù c’è l’Annuncio che si crea negli occhi, la visione miracolosa del regno di Dio, e ognuno crede di essere giunto appena sotto la Vetta, nel seme dell’esistenza.

C’è una forte corrente di Pace, una superba creazione di Pace. Qui si piange senza saperlo, e ogni preghiera è un’arca di salvezza. L’aria è ricca, come avessero steso fili dalle stelle per far tacere il dolore della croce.  Ognuno si iscrive verso l’alto, come potesse avvenire la trasmutazione e d’improvviso si diventasse esseri celesti.

Qui dentro l’Uomo si indebolisce, perde la sua acqua scura e si concede la Fede.

Qui davvero gli Angeli hanno l’ultimo fiato, della conversione e del pentimento.

Nelle valli di Loreto lo spirito dolcissimo di Gesù è una casa.

Mi inginocchio e bacio, a una a una le pietre.