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FRANCESCO DI GIACOMO E RODOLFO MALTESE O DELLA NUOVA TEOLOGIA

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Oggi ricorre il terzo anniversario della sua morte. Ne avevo scritto, così.

 

A volte gli Angeli hanno bisogno di una diversa voce sentimentale, non solo di un’ugola capace di appassionarsi a un’estensione ma anche di un ruolo musicale da contrapporre allo sbaglio del caos: loro lo sanno che per la conversione incide di più una musica elevata che non i residuati brandelli della teologia.

È per questo che gli Angeli, a volte, cambiano le intonazioni degli uomini, alzandone le frequenze oltre il limite dei suoni. È un lavoro su ordinazione, e per quanto ne sappiamo svolto per raggiungere un senso migliore.

A Francesco l’hanno portato via di soprassalto; stava fischiettando e non pensava di essere un moribondo.
A Rodolfo gli hanno lasciato tutto il tempo per tremare, riempiendolo alla fine di materia secca.

Ma Dio, che ha una sua saggezza terribile, secondo noi da sterminatore, agisce per il primato della Creazione. Così mai Francesco avrebbe creduto di essere amato per reazione da Dio; mai Rodolfo avrebbe sospettato di ricevere nelle sue carni quel pericoloso dono.

Francesco era un non credente, un indispensabile comunista, e aveva l’onestà di non pentirsi di essere terreno: diceva di non avere alcuna corrispondenza con quello là. La sua realtà era talmente elevata da diventare una vocazione.

Rodolfo aveva una fede nuda e sapeva di appartenere a un cerchio vasto; non aveva nessuna inibizione a parlare di Anima perché era un bisogno dei vivi, pur trovandola in una lontananza assoluta rispetto all’uomo.

Francesco e Rodolfo avevano la stessa quiete profonda nelle parole. Una disciplina nell’amore infinitamente minuziosa. Un preciso suono, una nota alzata, erano sempre un viaggio al centro della vita. E portavano maestosi e liberi i loro messaggi di resistenza sociale. Francesco apriva la sua voce fin dove non ce la faceva nessuno, con un canto che era una massa di sangue, perché voleva farci preoccupare della deriva pubblica e della terribile perdizione in cui è stata infilata l’umanità. Rodolfo chiedeva alle corde musicali di protestare, di lamentarsi, di schernire quei fragili e comodi tappeti melodici.

Chi, come me, li ha frequentati non perderà mai neanche una loro riflessione: sulla vita, la tristezza, l’amicizia, la società, il piacere. Loro erano due Uomini al servizio dell’intelletto.

Adesso sono di nuovo insieme per un altro inizio: da eremiti liberi. Non aspettano più gli uomini, hanno iniziato le nuove esercitazioni nell’armonia celeste, e si lasciano baciare dai sacramenti del silenzioso infinito: due sposi vergini.

Dopo penseranno come riprendere a suonare, a non farci mancare la purissima bellezza nel cuore.

La loro morte è una pausa. Eccoli, in luce.

 


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