GLI INTELLETTUALI CON SCAPPELLAMENTO A DESTRA

di Michele Caccamo –

Oggi, a Piazza del popolo, anche il cielo sapeva di piombo.

Dal blu della bandiera cadevano stelle come croci.

La piazza stonava la Pace, calpestava, fino a farli morire, gli ideali.

Sul palco gli intellettuali si sono inginocchiati a turno all’orrore del riarmo. A uno a uno, impeccabili e servili.

Arrancavano, i reduci degli anni Settanta, con quella grazia stanca di chi ha perso l’anima. Alcuni di loro, mezzo secolo fa, proprio dopo la contestazione giovanile, promettevano sangue e resistenza contro i militaristi che soffocavano i poveri. Altri cantavano di fabbriche, di lamenti delle periferie. Ora sventolano il riarmo, lanciando in faccia alla sanità, all’istruzione, ai salari, lo sfregio di ottocentomiliardi di euro.

Sono stati chiamati a raccolta e si sono presentati.

Hanno spudoratamente intonato “Bella ciao”, mentre si osannava un’Europa che non è più quella di Spinelli, ma quella di Ursula von der Leyen, con i suoi vaccini, i suoi proclami di guerra, i suoi bilanci che strangolano i popoli.

Dove sono finite le visioni che scavalcavano gli orizzonti? Si sono rimpicciolite, rattrappite in una miopia che fa male agli occhi.

Gli sbandieranti di oggi non comprendono che il riarmo è un furto.

C’è stato anche del buono, a Roma, oggi. Non molto distante, a Piazza Barberini, altri urlavano “No al riarmo”, bruciavano bandiere Ue, alzavano striscioni contro questa Europa che si traveste da guerriera. C’era un fuoco lì, tra i ragazzi e i movimenti, un’energia ruvida, incerta, ma pulsante di vita. Quella stessa vita che gli intellettuali di Piazza del Popolo hanno scordato. Non ne hanno parlato i mezzi di comunicazione, gli amplificatori della propaganda bellica.

Lì c’erano i ragazzi che non vogliono essere soldati, che non voglio uccidere i loro fratelli.

A Piazza del popolo, gli scappellati a destra con i loro microfoni e le loro parole ricamate sembravano fantasmi, statue di cera di un’epoca che non vivono più. Hanno scelto il sistema, il capitale, di tacere sul sociale che agonizza.

Oggi gli ideali sono crollati in un tonfo che spacca il cuore. 


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