La Carta stracciata – di Michele Caccamo-
Siamo gli uomini del divano.
Teniamo acceso il televisore e sul tavolo il telefonino.
Sullo schermo c’è sempre qualche professore di diritto pronto a spiegare la Costituzione con una severità assoluta. E anche le ragioni del “no” al referendum. Per evitare che la Costituzione venga stravolta e violata.
Noi, uomini del divano non sappiamo se questo sia vero o falso. È nella nostra ignoranza che naviga la menzogna. Ma il professore usa il tono del disastro.
Poi, noi uomini del divano, giriamo il pollice.
Una fregata. Mare piatto, cielo bianco.
La Carlo Bergamini è nel Canale di Sicilia.
In due giorni può essere al largo di Cipro.
A Palazzo Chigi qualcuno ha fatto i conti, tirato fuori le mappe, parlato di Samp-T da spostare, di sistemi anti-drone, di Kuwait, Qatar, Emirati che aspettano risposta. L’Iran, da Teheran, ha già fatto sapere che qualunque intervento europeo, anche difensivo, anche umanitario, anche tecnico, per loro è guerra. Non altro.
La parola che tiene insieme la decisione è “difensivo”.
E così una nave che spara diventa una nave che protegge.
Eppure, da qualche parte, in quella vecchia Carta che è la Costituzione c’è scritto che l’Italia ripudia la guerra.
Ripudia.
Un verbo scelto con cura da uomini e donne che hanno visto cose che noi non riusciamo nemmeno a immaginare. Che sapevano cosa succede quando si smette di ripudiare. Che avevano messo quella parola lì, in cima alla Costituzione, come si mette un argine prima che avvenga il diluvio.
Ripudia.
Noi, uomini del divano, non lo sappiamo che la fregata salpa, che i Samp-T vengono spostati, che la Costituzione è stata piegata e riposta, per permettere lo stato di guerra.
Il professore continua a dire che la Costituzione è in pericolo, che bisogna difenderla e che al referendum è necessario votare bene. Non si accorge di nulla, o finge.
Il referendum è diventato distrazione di massa.
La fregata va in guerra a sparare.
Noi, lasciamo like “sì” “no”. Evviva il referendum che tutela la Costituzione. Pericoloso è chi non vota.
Ripudia.
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