DISERTIAMO L’EUROPA

di Michele Caccamo

L’Europa si è messa un’armatura di bugie per poter diventare una fabbrica di morte.

Non è più quel sogno di pace che ci hanno venduto, ma la traditrice che ha buttato via ogni promessa.

L’Europa ha riesumato l’ascia di guerra e calpestato il ramo d’ulivo, strillando un riarmo che puzza di avidità e vergogna. Propone armi invece di pane, sacrifica i suoi figli su un altare falso.

L’Ucraina va a fuoco come futura offerta ai signori del profitto, e in quelle fiamme si vede il vero volto di un’Europa che ha svenduto tutto.

Oggi i funzionari della guerra brindano con sangue e soldi alla loro follia.

E mentre l’Ucraina brucia per i loro interessi, a Gaza il sangue scorre nel silenzio rimbombante dell’Europa, che tace sugli eccidi perché lì non ci sono gasdotti da contendere né profitti da spartire. l’Europa, così pronta a piangere per i campi di battaglia che le convengono, ha voltato le spalle a Gaza: nessuna telecamera, nessun interesse, solo un deserto. Lì i diritti umani sono stati banditi.

La pace non è un trofeo, uno straccio da agitare. Deve stare ovunque. È il respiro degli uomini, l’accordo che tiene insieme i popoli senza bisogno di fucili. Chi la immagina nascere con le bombe è un idiota, chi la cerca tra le rovine è orbo. La guerra è un mostro che sbrana tutto, divora la carne e le speranze, e non lascia vincitori tra la gente comune.

Non sarà il contadino a guadagnarci, con la sua terra ridotta a una tomba. Non saranno i genitori, costretti a seppellire i loro figli.

Lo sarà la Germania, ipocrita come sempre, che predica pace mentre le sue fabbriche sputano carri armati. Senza gas russo, si è prostrata agli Stati Uniti, pagando fortune per il loro carburante, stringendosi così un cappio al collo.

Lo sarà la Francia, serpente silenzioso, che aspetta di lucrare sulle macerie: ogni casa distrutta è un assegno da incassare.

L’Italia, come sempre muta e servile, si accontenterà delle briciole, perché sarà troppo codarda per ribellarsi.

Gli Stati Uniti, dall’altra parte dell’oceano, giocano a due facce: piangono per la libertà mentre attizzano il fuoco, spargono miliardi per raccogliere trilioni con le loro corporation già affamate di bottino.

E poi Zelensky, fantoccio cieco e pericoloso, che inganna il suo popolo con promesse di gloria, trascinandolo al mattatoio.

E infine Putin. Il suo volto è una sfinge che sorride nel fumo della guerra. Perché un nemico serve sempre, qualcuno da additare mentre si muovono le pedine sul tavolo delle strategie. Lui è il tiranno perfetto, perché senza un mostro la paura non si vende bene. Ma dietro la sua ombra si muovono le stesse mani che armano tutti: la guerra non ha mai un solo re, è un gioco. E in tutto questo gli spettatori sono drogati da illusioni. Ci dicono chi amare e chi odiare, quale sangue è più rosso, quale morte è più degna di pianto. Costruiscono il nemico su misura, lo gonfiano, lo mostrano in prima serata. E nel frattempo firmano contratti miliardari, lasciando che i cadaveri diventino solo numeri, abitudine.

Ma la guerra non è solo distruzione. È il furto del tempo, il sequestro del destino.

Gli uomini combattono credendo di scegliere, e invece sono solo ingranaggi di una macchina più grande, trascinati in un vortice che li spoglia di tutto: della loro volontà, della loro innocenza, della loro stessa anima.

La pace non è morta, Ci vuole la furia di chi rifiuta il giogo per rianimarla.

Disertiamo, l’Europa!

Non lasciamola sedere al nostro banchetto.

Non diventiamo carne da sacrificare, pedine della loro scacchiera.

Perché questa guerra non riguarda confini, libertà o difesa di un popolo: è il collaudo di interessi, il test crudele dei potenti sulle vite altrui. Un esperimento di distruzione per chi vuole forgiare nuovi equilibri, un’orgia di profitti mascherata da battaglia morale.

Ci vendono la guerra come necessaria, la travestono da sacrificio per il bene comune, ma è solo l’ennesima farsa.

Noi siamo il carburante della loro macchina, il sangue che unge gli ingranaggi della loro ricchezza. Siamo il prezzo che pagano per giocare a fare la storia.

E intanto i signori del mondo sorridono.

Non ci saranno loro nei rifugi, nelle fosse, sotto le macerie. Non perderanno un figlio, una casa, un futuro. Perché questo è il loro spettacolo, non il nostro.


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