È la tecnica a fondare la crudeltà.

-di Michele Caccamo- La morte, inflitta male, è diventata meno morte. La sentenza di Venezia apre un abisso. Non solo per ciò che afferma ma per ciò che disegna, ovvero l’idea che si possa uccidere senza superare il confine. È stata creata una distinzione tra gesto e intenzione. Come se l’inesperienza potesse disinnescare la crudeltà. Secondo i giudici l’assassino non aveva competenza, non voleva far … Continua a leggere È la tecnica a fondare la crudeltà.

Scrivere è pregare.

Il romanzo come atto mistico – di Michele Caccamo – Non si arriva a Dio per spiegazione ma attraverso un denudamento. Allo stesso modo, non si arriva al senso autentico di un romanzo tramite la trama ma attraverso il suono del suo linguaggio. Viviamo in un tempo in cui, alla narrativa, si chiede di essere una struttura, un arco, un percorso, una funzione. Tutto deve … Continua a leggere Scrivere è pregare.

Settantadueore, per il culto dell’assenza

di Michele Caccamo – Hanno tracciato il tempo della solitudine, dell’abbandono. Un nuovo esilio per murarci ancora nel nulla. Settantadueore per tenerci isolati, con il nostro tempio di cibo, acqua, medicinali, torce: il reliquiario che testimonierà la nostra caduta. Ormai non si celebra più la vita ma la sua sospensione. Non è una prova di prudenza, è la liturgia della paura. Un rito terroristico vestito … Continua a leggere Settantadueore, per il culto dell’assenza

Alessandro e Fabio, due cuori fuori dalla Chiesa

  Le piumette della lavanda ci lasciavano correre, e fare polvere. Come volessero farci abbandonare ogni sorta di ordine, il povero pensiero del nostro giudizio. Ed eravamo germogli contagiati dalla meraviglia, e stavamo maturando come spighe al sole, ci stavamo spingendo in avanti verso una semplice purezza. Saremo stati in cento, e davamo l’aria al campo, alle fessure delle pietre che ci sono state infilate … Continua a leggere Alessandro e Fabio, due cuori fuori dalla Chiesa

L’uomo purissimo

di Michele Caccamo   Spazio è quello che voglio. Restare solo dentro al buio, dopo aver vissuto nel luminoso azzurro, a guardare le stelle elette. Adesso voglio fuggire, emigrare in un buco nero e per davvero scomparire. Vorrei essere un Professore scientifico, con un telescopio per gli anni luce; innamorarmi della tristezza dell’Universo, perdermi nell’intuizione miracolosa che, l’Illimitato, io posso ascoltarlo e vederlo. Vorrei una … Continua a leggere L’uomo purissimo

VECCHIONI, IL MERCANTE DI LUCE.

E non è vero che solo gli altari riescono a far fronte alla morte: neanche fossero il grembo dell’universo, la nascita delle nascite. Perché nell’Oltre, ed è certissimo, pur nella nostra infinita insicurezza, manteniamo intatta e intoccabile la coscienza della parola. E se così non fosse negli scaffali di un libraio si troverebbe pur sempre il segreto riparo: come in un sonno l’occhio, come in … Continua a leggere VECCHIONI, IL MERCANTE DI LUCE.

Lettera a Susanna Schimperna (a proposito di Cattivi Pensieri)

Cara Susanna, nel tuo manuale di studio, “Cattivi Pensieri”, hai raccolto ogni particella viva, che fosse eletta o dannata, per elaborare la più completa e ragionata anatomia dell’esistente; e ritengo eccelsa la tua capacità di qualificazione ed elevazione dell’Io-Essenza. Sono fondamentali, per una rapida comprensione, i distinguo che fai tra percezione e realtà, tra intimo e pubblico: vi è in questo una rara abilità, necessariamente … Continua a leggere Lettera a Susanna Schimperna (a proposito di Cattivi Pensieri)

Dio, io vorrei. (Proposte per il nuovo anno).

Vorrei raccogliere i frammenti dei miei ossicini portati al rogo, per poi far tacere per sempre chi non si è preso cura di me. Vorrei si perdessero le siringhe che ancora mi gonfiano di dolore. Vorrei si perdessero, al primo dispiacere, i cuori freddi e torbidi che mi hanno disconosciuto. Vorrei che l’uomo buono che sono non venisse più abusato. Vorrei che finalmente tu Dio … Continua a leggere Dio, io vorrei. (Proposte per il nuovo anno).

Dio è un’interconnessione operosa (o la supplica di un Cristiano)

Fratello mio, ciò che è tuo mi appartiene, perché proviene dalla pianta dell’unisono; perché anche io l’ho, nel mio futuro probabile, la tua matrice divina. Tu senza toccarmi sei le mie mani e la mia pelle. Tu sei il mio bacio, la mia carne lacerata,  sei il mio numero successivo, la radice o la fionda di partenza. Tu sei quella fascia nell’orizzonte che intende custodirmi, … Continua a leggere Dio è un’interconnessione operosa (o la supplica di un Cristiano)