di Michele Caccamo
La Letteratura sprofonda nell’inesplorato del visibile e dell’invisibile. È un atto puro, un laser che incide la carne del pensiero. È la coscienza universale che non può essere addomesticata.
La Letteratura non è intrattenimento, non è una narrazione docile al tempo, non è un format. È un’azione di disobbedienza che esplode, contamina, inquieta.
La Letteratura è resistenza ai compromessi, al consenso popolare; non si lascia piegare dalle mode, plasmare dal mercato, non teme l’assenza di battimani.
La Letteratura è sovversiva, devasta; sfida le strutture narrative, le sabota, le disarticola. È un viaggio senza mappe. Rifiuta l’ordine, incrina il senso, apre varchi. Non segue il ritmo imposto dal tempo ma lo spezza, lo disperde, lo dissolve.
La Letteratura vive nella vertigine della riflessione, nella ricerca, nell’insondabile bellezza dell’incerto; vive in quel punto in cui la mente si abbandona e diventa preghiera.
La Letteratura sottrae, dischiude, cerca l’inquietudine, non risolve, non porta risposte. È un bagliore anticonformista che brucia, si contorce, risorge.
La Letteratura è sparire, accettare l’esilio, è morire in ogni frase, poco alla volta, eppure esserci. È la resa all’ignoto, una perdita di lucidità. È accettare di non appartenere, di non essere accolti né riconosciuti.
La Letteratura non sceglie la dittatura dell’effimero; vive ai margini, nel respiro delle attese, nelle confessioni, nelle solitudini. È la rivoluzione contro il clamore, contro il richiamo di massa. È un gesto estremo verso l’infinito. È la responsabilità di spogliarsi fino all’osso, di rimanere senza ornamenti, di restare scossi dinnanzi alla scoperta del nulla.
La Letteratura non è fluida, veloce, accattivante. Non ha desideri di leggerezza; non è digeribile, traducibile, adattabile; non è consumo istantaneo. Non è il giusto calibro per il mercato, ciò che non disturba. Non si adatta, lotta, chiede impegno, pretende devozione. Non è la formula sperimentata e ripetibile. Non è mai una versione innocua e buona per qualsiasi premio letterario. È scostumata, irriverente, disturbante. Non può essere capita, perché la verità non è mai immediata.
La Letteratura non si placa con la fine del vendibile.
La Letteratura non è evasione e spettacolo, è immersione, tensione verso l’indicibile, l’inaudito, l’indispensabile.
La Letteratura non deve essere letta, perché è peso, cammino per pochi.
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Mi trovi completamente d’accordo. Il politicamente corretto è un’invenzione deleteria: rompiamo gli argini! Low
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