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Bungaro, l’aviatore con la luce nel vento

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Il suo rigo musicale ha erbe felici, che anche dalla luna arrivano i sogni e gli squarci luminosi. Per quanto possano sembrare invisibili i suoni saltano sui tetti e sui cuori, e il cielo tiene tutti i tempi.

Bungaro è per definizione il Maestro festeggiante l’esultanza: nonostante sia così poco elettrico, trova negli scambi d’intesa le motivazioni principali della fraternità, ovunque manchi qualcosa  riesce a sistemare una melodia.

Come un aviatore scivola nell’aria con la luce nel vento; nei nostri mucchi infelici, come fosse un ambasciatore del prodigio: con la prima punta ferma nella passione. E si dondola tra i rami, nel verde selvatico della nostra vita, come un folletto nascosto nella maestà di ogni magia. E per essere normale ci cerca esclamando “perché c’è speranza che il nostro deserto diventi giardino”.

Così ci arriva l’esempio sano nell’armonia del cantautore, la sintesi del puro e dell’onesto: come un fanciullo in preghiera si fa sentire perché nessuno si perda nella zona zero della canzone: nel costume corrotto, nel sistema del mercato.

Non cerca tanti virtuosismi, perché la sincerità non necessita di altre proposte, di forze alternative. Basta battere un tempo regolare, per farsi capire.

Bungaro ha deciso di intenerirci, di violare la nostra tristezza; di creare con i suoi canti un piccolo porto per i nostri momenti desolati, e proprio quando siamo pronti a buttarci al diavolo ci tiene sulle sue spalle, infiorate di leggerezza.

È un uomo gentile, o anche la storia delle emozioni; il grido cantato o la voce affilata, la collera curativa per le nostre coscienze.

E come pettina la Bellezza, come infiamma gli occhi ciechi, come in questo mondo che brucia riesce a lasciarci innamorati.

È potente la sua musica, che prende leva e va lontana: come una testa d’ape porta con sé il nostro sangue e la nostra resa.

È colossale la sua intenzione di condurci in un altro luogo, in un riparo alto quanto forse la vocalità dell’Universo.

Bungaro sa lavare la nostra fanghiglia, le nostre ali caricate di polvere, le nostre immoralità, i nostri saccheggi alla fedeltà. Sa farci slittare nei piani deserti dove rimangono i salvi: dalle schegge del dolore o dalle assenze o da chi non regge le memorie, da chi non sa inventarsi più nulla.

Bungaro è un fuorilegge messo a capo di una sommossa sentimentale.

Così, con lui sarò un disertore. Perché anche io non ho (più) paura.


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