Gerusalemme-
Al-Aqsa ha i cancelli chiusi.
I fedeli celebrano l’Eid al-Fitr inginocchiati sull’asfalto. Aspettano, come me nell’orto, di notte, con la faccia nella terra.
Entrambi sappiamo cosa significhi sudare sangue.
Novemilacinquecento prigionieri. Trecentocinquanta bambini. Li tengono nelle celle, e pochi torneranno.
Le madri aspettano fuori.
A Silwan, dentro questa città, hanno cacciato quindici famiglie dalle case. Per fare spazio. Qui fanno sempre spazio, per buttare fuori qualcuno. Lo fanno da sempre, lo hanno fatto anche quando hanno cacciato Adamo dal giardino.
Percorro la Via Dolorosa. Su queste pietre ho portato la croce.
Non sono servito proprio a nulla.
Io e Gerusalemme abbiamo la pace e l’amore nei nomi. Due parole. Due fallimenti.
Pilato ha esitato. Non loro. Un parlamento, una legge, un bottone e la pena di morte per i palestinesi. Chiunque. Comunque.
Non sono cambiati. Con una mano battezzano e con l’altra uccidono.
Ho accettato la croce ma il mio sacrificio non ha fermato niente.
Padre, mi senti? Sono ancora a Gerusalemme, dove mi hai lasciato morire.
Dammi ascolto.
Ti chiedo di guardare il Presidente americano che sta cancellando il mio popolo; Israele, l’eletto, che ha trasformato la terra promessa in un’unica prigione; l’Europa che ha giurato contro i campi di sterminio, che continua a piangere l’Olocausto, e nel frattempo produce e vende armi a chi distrugge.
Padre, hai taciuto quando ero sulla croce e taci adesso. Ma questa volta la tua volontà non mi basta.
Scopri di più da michele caccamo
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
