Three children walk through a landscape of heavy rubble and destroyed buildings.

ASPETTANDO LA PASQUA

Gaza-

Gaza è la città che cade sempre.

Io sono morto che era venerdì.

Morto come i ventimila bambini di questa città. Come i Settantaduemiladuecentocinquantatré palestinesi.

Quando sono morto io il cielo si è spaccato e la terra ha tremato. Da allora, il mondo, ha continuato a fermarsi, a scrivere libri, a costruire chiese, a inventare calendari. Lo hanno fatto per me, affinché nessuno dimenticasse il mio sacrificio.

Quello che vedo adesso è peggio dei miei chiodi nelle mani.

Muoiono tutti insieme, nella stessa stanza, nello stesso secondo. Senza che nessuno intervenga a fermare la carneficina.

Gaza ha perso i nomi. Non ci sono tombe. I palestinesi scavano le fosse e le riempiono.

Non c’è più l’umanità, non c’è più Maria. Anche il cielo è diventato vuoto di pace.

Nessuno potrà ricostruire niente.

Neanche io so più dove posare le mie mani risorte.

Gaza è il nome di qualcosa che non esiste più.


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