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Il libro scemo della politica taurianovese

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A Taurianova si è fatto grigio, e verso il cielo sembra levarsi una caligine vischiosa. È arrivata la palude; e il fango a cannonate, e il futuro sta diventando di creta e sabbia.

È un dato certo: i nostri politici sanno scrivere solo il libro scemo, e noi siamo ostaggio dei loro racconti assurdi, e nessuno mi impedisce di crederlo delle loro necessità di ciuffi e piume a mazzi.

Oddio, non avrei sperato le braccia aperte, alla mia proposta di destituire l’attuale giunta politica per il Patto Collettivo, ma neanche l’insulto di un ennesimo pasticcio.

E a sentirli, nei giorni precedenti il consiglio comunale, sembravano dolenti e pensosi, sembravano determinati a cambiare in una Taurianova che per davvero vorrebbe cambiare.

Sì, certo, la mia era una richiesta lirica, romantica, appassionata: di quelle da apprezzare nelle private stanze. Ma troppo lontana dal giogo voluto dalla politica.

Ci sono banditori più armati di me, che ben sanno come forare le resistenze, come rattoppare le falle. Sanno come essere convincenti.

E allora il sindaco Scionti non ha avuto coraggio di mettere davanti il suo essere persona per bene, non ha avuto il coraggio di fermarsi davanti all’imminente sconcezza. Così consigliato si è seduto comodo, rifugiandosi nel segno della sua alta carica.

Ma io, che sono testardo, insisto.

Sindaco, così si alleva la distruzione, ormai più neanche tanto lenta. Stiamo facendo la fine dei topi nelle fogne: non ve ne foste accorti abbiamo la poltiglia della morte civica già alla gola. Così continuando sarà impossibile non dico esistere ma sopravvivere. Nelle nostre strade la desolazione è evidente e nella nostre speranze neanche più velata. Così lei alimenta gli assassinii peggiori per la nostra comunità. Le mescolanze opportuniste le lasci ai mestieranti politici, lei dice di essere di altra razza. Lo dimostri.

Sindaco, non contribuisca ad ammorbare il futuro dei nostri figli, e dei suoi compresi, con alchimie antiche quanto le querce e per fortuna superate dalla storia. Faccia sì che a Taurianova sia la volta della salvezza. Non metta anche le sue mani nelle nostre fosse; metta invece il suo potere, tutto, per la rinascita di una volontà civica, che è chiara nei cuori di ogni suo concittadino; diventi il timoniere di questa barca scassata che ancora ce la può fare a mantenersi sopra alla bolla dell’acqua.

Sindaco, sappiamo dove risiede il maligno, non lo insegua. Non faccia come un suo predecessore che pur di non abbassare la cima del successo personale si è trovato impiccato dalla sua stessa vanagloria.

La Storia ha una linea circolare, e si ripete. La interrompa.

Il futuro per noi è malato, molto malato. Se non pensa di avere sufficienti stille amorose nel cuore lasci perdere e si dimetta. Se pensa di non avere un petto d’acciaio capace di respingere le frecce avvelenate dei suoi amici e dei suoi nemici, lasci perdere e si dimetta.

Sindaco, con tutta la serietà, non abbia paura della minaccia del crollo, non dia ascolto a chi le preme sulle tempie le foglie di alloro. È meglio vivere da audace in mezzo agli incendi che da pauroso sotto la cenere.

Io così credo.

 

Michele Caccamo


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